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Sottomessa al Piacere - I Marchi indelebili#2
giorgal73
22.12.2025 |
15.088 |
3
"Farò pagare l’ingresso per chi vuole scoparle la bocca, la figa, quel culo già devastato dal plug..."
*** GIORGIO ***Cazzo santo!
La vedo entrare barcollando sui tacchi, il pizzo nero trasparente incollato alla pelle sudata, le cosce lucide di umori fino al ginocchio. Ma è il viso che mi fa rimanere immobile: la bocca gonfia, arrossata, con rivoli di sborra secca che le incrostano le guance come glassa su una torta proibita, grumi biancastri appesi alle ciglia, un filo viscoso che ancora pende dal mento. Odora di sesso usato, di bocca appena scopata, di umiliazione fresca.
Il cazzo mi diventa duro all’istante.
«Porca di una puttana…» mi sfugge dalle labbra secche.
«Daniela, che diavolo le hai fatto fare?» Rido, un suono basso e animalesco che riverbera nella stanza come il ringhio di un predatore affamato. Mi avvicino con passi lenti, il pavimento scricchiola sotto le suole consumate. Allungo due dita nodose, raccolgo un grumo biancastro e viscido di sborra dal suo zigomo arrossato – denso come colla, tiepido al tatto – e lo spalmo deliberatamente sul suo labbro inferiore gonfio e screpolato, sentendo la consistenza cambiare mentre si asciuga all’aria. Michela trema visibilmente, un fremito che le attraversa la spina dorsale come una scossa elettrica, ma tiene gli occhi fissi sul pavimento, le ciglia ancora incrostate di residui appiccicosi, il respiro corto e irregolare, perfettamente sottomessa.
«Guarda che faccia da troia sborrata,» dico, girandomi verso Marco che già si sta toccando attraverso i pantaloni. «Sembra appena uscita da un glory hole. E quel plug… si vede la luce blu che pulsa tra le chiappe. Daniela, sei un genio del male.»
Mi chino leggermente, le afferro il mento con forza, la costringo a guardarmi negli occhi. «Apri la bocca, cagna. Fammi vedere quanto ti hanno riempito.»
Lei obbedisce, la lingua con il piercing esce lenta, ancora lucida di residui. Sorrido, eccitato fino al midollo.
«Benvenuta, schiava. Oggi ti finiamo di marchiare. E dopo… dopo ti usiamo finché non implorerai pietà.»
*** MICHELA ***
Daniela mi ordina di spogliarmi con un cenno imperioso del dito. Faccio scivolare a terra i pochi indumenti che ho e resto completamente nuda, solo i tacchi rimangono a proteggermi; la pelle d’oca che si solleva sulla carne pallida esposta all’aria fredda dello studio. Mi piego in avanti con movimenti lenti e studiati, le mani appoggiate sul lettino di pelle nera, il culo offerto come un sacrificio pagano. La gemma blu del plug cattura la luce e pulsa tra le mie natiche spalancate, mandando bagliori elettrici nell’ombra umida. Sento i loro respiri accelerare, diventare ruvidi e pesanti. Giorgio si avvicina con passi misurati, le dita toccano la base circolare del plug, premendo leggermente contro la pelle sensibile.
«Cazzo, Daniela… è ancora più grande dell’ultima volta che l’ho tirato fuori. È anche lunghissimo, almeno venti centimetri: questo buco adesso è un pozzo senza fondo.» Ride, un suono basso e gutturale che vibra nel suo petto, e io arrossisco di vergogna e orgoglio, il calore che si diffonde dal viso fino al petto come vino versato su marmo bianco.
*** GIORGIO ***
«Allora oggi ci dedicheremo a marchiare la vacca, giusto?» dico, sfregandomi le mani mentre passo lo sguardo predatorio su quella pelle pallida e liscia come avorio, venata di sottili linee azzurrine, una tela immacolata che trema sotto la luce fredda dei neon. I miei occhi si dilatano nella penombra dello studio, neri come pozzi d’inchiostro: è l’eccitazione del cacciatore davanti alla preda inerme, il battito accelerato, la saliva che si addensa in bocca.
Il viso di Michela è ancora incrostato di sborra secca che forma mappe biancastre sulle guance arrossate, la bocca gonfia e screpolata, il plug blu che pulsa ritmicamente tra le natiche tese, mandando bagliori elettrici nell’ombra umida. È un capolavoro vivente di depravazione, carne e metallo fusi insieme, e io sto per renderlo eterno con l’ago e l’inchiostro.
Daniela sorride, lenta, regale, e si avvicina al mio tavolo da disegno – quel vecchio piano di legno inclinato con la lampada alogena, fogli di carta velina, matite Staedtler, china Rohrer e rapidograph. Niente schermi, solo carta, inchiostro e mano ferma.
«Esatto, Giorgio. Tre tatuaggi. Grandi, neri, marcati. Voglio che chiunque la guardi capisca subito chi è: una schiava, e di chi.»
Si appoggia al bordo del lettino, le gambe accavallate, il profumo di sandalo che invade la stanza. «Cominciamo dal primo, il più importante.»
*** DANIELA ***
Indico la schiena di Michela con un gesto lento, quasi cerimonioso.
«Sulla spina dorsale, da qui,» tocco la base del suo collo con l’unghia, facendola rabbrividire, «fino all’inizio dei glutei. In orizzontale, maiuscolo, lettere alte almeno otto centimetri: PROPRIETÀ DI. Poi, sovrapposta sopra i glutei: DANIELA. E alla fine, una freccia nera spessa, larga due centimetri, che parte dall’ultima lettera del mio nome, passa tra le chiappe e punta dritta al buco del culo. Voglio che quando si piega, quando cammina, quando viene scopata da dietro, quella freccia guidi l’occhio – e il cazzo – esattamente dove deve andare.»
Giorgio fischia piano, già con la matita 2H in mano. «Cazzo, Daniela… è una firma di possesso totale. Quando sarà guarita, sembrerà che il suo culo abbia una strada privata con il tuo nome sopra.»
Schizza rapido su un foglio A3: prima la linea della spina dorsale a matita leggera, poi passa alla china con il rapidograph 0.8 per le lettere maiuscole, grosse, gotiche ma pulite, aggressive. La freccia è un blocco nero pieno, spesso, con la punta che arriva proprio al centro dell’ano. Stacca il foglio, lo attacca con del nastro carta sulla schiena di Michela per far vedere l’effetto reale.
«Guarda, troia,» dico io, afferrandole i capelli e costringendola a girarsi verso lo specchio a figura intera. «Questo sarà sulla tua schiena per sempre. Ogni volta che ti guarderai, leggerai il mio nome che ti scende fino al buco.»
Michela trema, un gemito soffocato le sfugge dalla gola ancora piena del sapore del tassista.
*** GIORGIO ***
«Secondo?» chiedo, già con un nuovo foglio pronto.
Daniela accarezza il ventre di Michela, le dita scendono lente fino al monte di Venere gonfio.
«Qui. Dal pube fino all’ombelico. Lettere enormi, maiuscole, alte almeno dieci-dodici centimetri, stile block nero pieno, spesso, senza fronzoli. SLAVE. Deve essere visibile anche a tre metri di distanza, anche con un vestito trasparente addosso. Voglio che chiunque la guardi capisca subito che non è una donna: è una schiava, una troia marchiata.»
Prendo un altro A3, traccio le linee guida a matita, poi passo alla china con il pennello per riempire le lettere di nero compatto, bordi netti, come un marchio di bestiame. Lo appiccico sul ventre di Michela con nastro: SLAVE domina tutto lo spazio, osceno, impossibile da ignorare.
«Perfetto,» commenta Daniela, la voce bassa e soddisfatta. «Quando sarà nuda in spiaggia, o in ufficio con una camicetta aperta, tutti leggeranno chi è veramente.»
*** DANIELA ***
«Terzo e ultimo,» dico, portando la mano sul seno destro di Michela. Il capezzolo è ancora arrossato dal gioco del tassista, l’anello che pende pesante. «Qui, sul seno destro, grande, che copra quasi tutta la superficie. Il mio viso stilizzato, lineare, nero intenso. I miei occhi che la fisseranno per sempre. Voglio che ogni volta che si guarda il seno, o che qualcuno glielo tocca, veda me che la guardo. Che la possiedo. Che la giudico.»
Giorgio alza un sopracciglio, divertito. «Ritratto della Padrona sulla tetta della schiava… poetico e perverso. Linee pulite o dettagliate?»
«Linee essenziali,» rispondo. «I miei occhi grandi, lo sguardo freddo, le labbra appena accennate in quel sorriso che lei conosce bene. Niente sfumature, solo nero pieno. Deve essere ipnotico, inquietante.»
Giorgio annuisce, prende un foglio più piccolo, disegna a matita libera guardando me in faccia, poi ripassa tutto a china con tratti decisi: occhi enormi che occupano metà del bozzetto, bocca sottile e crudele. Lo attacca sul seno destro di Michela con nastro carta: il mio viso la fissa già, spietato.
*** GIORGIO ***
Mi tiro indietro, osservando l’insieme: Michela nuda, coperta di bozzetti adesivi come un manichino vivente.
«Cristo, Daniela… quando avremo finito sembrerà un manifesto vivente di proprietà assoluta. La gente si fermerà per strada a leggere.»
Rido, un suono basso che vibra nella mia gola mentre visualizzo l’ago elettrico che penetra la sua pelle pallida – prima il ronzio meccanico, poi la resistenza momentanea dell’epidermide, infine la perforazione che rilascia goccioline di sangue miste a inchiostro nero.
«Ci vorranno tre sedute complete: prima la schiena, con quel dolore che sale lungo la colonna vertebrale come una scarica elettrica; poi il ventre, dove ogni vibrazione risuonerà fino alle viscere; infine il seno, così sensibile che piangerà lacrime vere. E per quanto riguarda il pagamento…»
Daniela si volta verso di me, il suo sguardo felino che mi penetra come una lama di ghiaccio. Un sorriso calcolato le increspa le labbra mentre si passa una mano tra i capelli. «Tu cosa preferisci, Giorgio?» sussurra con voce vellutata che riempie lo studio. «Un pagamento in banali, freddi contanti...» fa una pausa studiata, le sue unghie tamburellano sul bordo del lettino, «...o preferisci il corpo della mia puttana? Che ovviamente potrai condividere con chi desideri, prestarla, affittarla… magari farti anche pagare per concedere l’uso delle sue aperture.»
Resto un attimo immobile, la matita ancora tra le dita, il sangue che mi pompa forte nelle tempie. Daniela mi fissa con quegli occhi, freddi e brucianti allo stesso tempo, e quella proposta mi arriva dritta allo stomaco come un pugno avvolto in seta.
Un sorriso lento mi si allarga sul viso. Lascio cadere la matita sul tavolo con un piccolo ticchettio, mi passo la lingua sulle labbra secche.
«Daniela…» dico, la voce bassa, quasi un ringhio. «Tu lo sai che i contanti non mi hanno mai fatto venire duro.»
Mi avvicino a Michela, le passo due dita sotto il mento ancora sporco di sborra secca, le alzo il viso. Lei trema, gli occhi lucidi, le labbra gonfie che si aprono appena. Le infilo il pollice in bocca senza chiedere, lo sento pulsare contro la lingua e il piercing.
«Questa puttana,» continuo, senza staccare gli occhi da Daniela, «vale molto più di qualunque assegno. Voglio usarla ogni volta che lavorerò su di lei. Voglio sfondarla mentre l’ago le entra nella pelle, sentirla urlare attorno al mio cazzo. Voglio prestarla a chi voglio: ai miei clienti migliori, ai ragazzi del negozio accanto, magari a qualche gruppo di amici che pagano per una serata speciale.»
Faccio una pausa, stringo un po’ di più il mento di Michela; lei geme piano.
«E sì… mi piace l’idea di affittarla. Farò pagare l’ingresso per chi vuole scoparle la bocca, la figa, quel culo già devastato dal plug.»
Mi volto verso Daniela, lascio andare Michela che barcolla leggermente.
«Ma la cosa che mi fa impazzire di più,» dico, abbassando la voce fino a farla diventare un sussurro rauco, «è sapere che ogni volta che la userò, ogni volta che la presterò, ogni volta che qualcuno la pagherà per usarla… lei avrà il tuo nome inciso sulla schiena, il tuo viso sul seno, la parola SLAVE sul ventre. Sarà sempre e solo tua, anche mentre viene riempita da estranei.»
Mi passo una mano sui pantaloni, il rigonfiamento evidente.
«Allora, Padrona… affare fatto? Il corpo della tua puttana come pagamento, da usare, prestare, affittare?»
Parte 2 di 10
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Delle semplici sessioni per tatuare la devozione di Michela a Daniela, diventano dei momenti perversi che spero possano eccitarvi fino a farvi svenire.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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